Intervento di Alfio Bassotti al convegno sul tema: “Bipolarismo, Bipartitismo, Federalismo: Soluzioni per la democrazia italiana

febbraio 1st, 2010

 

Intervento di Alfio Bassotti all’incontro  sul tema:

 

“Bipolarismo, Bipartitismo, Federalismo:

Soluzioni per la democrazia italiana?”

 

13 dicembre 2009 – Loreto – Sala Macchi

 

 

L’argomento, che mette in discussione  i soggetti e gli strumenti elettorali e di governo, è così stimolante da non potermi esimere, dopo i saluti di rito, prendere parte con una breve riflessione alla discussione che sono certo sarà ampia ed approfondita. Infatti, io sono convinto che il bipartitismo “sic e simpliciter” nel nostro paese rappresenti semplicemente una utopia.

Tentare, infatti, di importare una tradizione caratterizzante  il mondo anglosassone non è praticabile a causa delle caratteristiche e delle tradizioni proprie di un popolo latino che, come quello Italiano, fa del passione, della emotività e della partecipazione il fulcro di un confronto, sempre vivace ed intenso, che si sostanzia inevitabilmente in una  militanza  all’interno della miriade di posizioni politiche e quindi dei partiti. 

Certo un quadro connotato da una così forte frammentazione politica offre orizzonti desolanti perché rende instabile e precaria ogni forma di governabilità.

Ed allora occorre puntare sul bipolarismo e cioè sull’aggregazione di tutte quelle forze politiche che, privilegiando le tante ragioni dello stare insieme rispetto a quelle che le dividono, sono in grado di unificarsi per realizzare un programma condiviso. Certo resta il difficile dilemma di credere di poter realizzare in senso assoluto il bipolarismo tra destra e sinistra: ciò è semplicemente avveniristico  visto che, da sempre, nel nostro paese l’elettorato ha premiato le posizioni di centro.

Questa realtà è tale da costringere la sinistra e la destra a ricercare sempre di più posizioni moderate proprio per acquisire il consenso di quella parte di elettorato centrista che diviene determinante in ogni competizione elettorale: in proposito basta richiamare alla nostra memoria il recente percorso che Fini e Veltroni hanno fatto fare alle loro rispettive formazioni politiche con l’obbiettivo di attestarle su posizioni più equilibrate.

E’ qui, dunque, che si inserisce la necessità di una riforma elettorale che accompagni e faccia maturare un  reale bipolarismo nel nostro paese.

Per pervenire ad un tale risultato, occorre, innanzitutto, prendere coscienza del fatto che i sistemi elettorali di per se stessi non sono delle verità poiché essi rappresentano dei semplici strumenti da utilizzare a secondo delle esigenze di governabilità e rappresentatività utili al paese.

Tanto per capirci: se nel paese vi una eccesiva frantumazione delle forze politiche in campo tale da rendere precaria, o quasi impossibile, la sua governabilità è evidente che occorre ricorrere al sistema elettorale maggioritario.

Se viceversa, si è in presenza di una asfissiante forma di monolitismo politico, che rende asfittica la presenza di una reale partecipazione democratica alle scelte di governo del paese, è evidente che si debba fare ricorso ad un  sistema elettorale proporzionale come strumento capace di favorire il concorso di variegate e molteplici energie nella vita democratica del paese.

Detto questo, sono personalmente convinto che un sistema equilibrato sia quello di un sistema elettorale maggioritario con sbarramento elettorale rappresentato da una soglia elettorale pari al 5%.

Ciò, infatti consentirà di raggiungere molteplici obbiettivi: quello di assicurare la governabilità e, nel contempo, la rappresentanza proporzionale delle minoranze; o come quello di costringere, da un lato, a dare vita a formazione politiche omogenee per valori e contenuti e dall’altro di dare vita ad un bipolarismo che può concretizzarsi anche attraverso federazioni di partiti.

Federazioni di partiti che consentirebbero, oltretutto, la presenza anche di forze politiche regionali, così preziose per il loro contenuto di valori e per la rappresentanza delle problematiche localistiche, il cui apporto non potrà che esaltare ed arricchire la partecipazione democratica.

A ciò deve aggiungersi la inderogabile esigenza di un ritorno immediato al sistema delle preferenze per la scelta dei rappresentanti istituzionali ad ogni livello: parlamento, regioni, comun (non si parla di proposito delle provincie che si ritiene siano da abolire parchè anacronistiche, improduttive e non rappresentative degli interessi del territorio). L’attuale sistema che consente l’elezioni dei parlamentari effettuata per cooptazione dalle oligarchie politiche attraverso la semplice collocazione in lista, è un insulto alle democrazia ed un affronto alla capacità di scelta degli elettori.

 

LA FUNZIONE E L’EFFICIENZA DEL PARLAMENTO:

A questo punto non credo che siano essenziali la nomina diretta o meno del presidente del Consiglio o della Repubblica e/od il rafforzamento delle attuali forme di presidenzialismo: queste riforme, infatti, possono essere tranquillamente istituzionalizzate purché il controllo legislativo e della legittimità di governo rimangano saldamente ancorate alla volontà del parlamento che deve restare l’organo indiscusso ed assoluto della rappresentatività popolare. Un parlamento che sarebbe, comunque, opportuno razionalizzare con un solo ramo e trasformando il senato in parlamento per le questioni regionali.

Una sola camera, quindi, ove le leggi debbono normalmente essere approvate in commissione; in aula dovrebbero essere discussi solo i provvedimenti di grande respiro ed importanza come: la fiducia la governo, la discussione della finanziaria, la programmazione economica, l’approvazione della legge di bilancio, l’approvazione delle leggi costituzionali, le elezione di rappresentanti di II° livello, ecc.

Un parlamento che sviluppi la sua attività contingentando la durata ed il numero degli interventi per garantire iter legislativi con tempi celeri per la discussione e l’approvazione dei provvedimenti in esame.

Un parlamento che approvi rapidamente i decreti legge in tempi rapidissimi con un voto che assume tutte le volte la valenza di voto di fiducia al governo che li ha emessi.

 

 

 

I PARTITI

Come ho avuto occasione di dire nella lettera di invito al convegno, ho da tempo maturata la convinzione che la politica sta diventando sempre di più un simulacro ove conta solo l’apparire più che l’essere e, pertanto, privo di idee e senza anima: le rare occasioni di incontro e di dibattito sono talmente blindate da rendere impossibile l’offrire, ancorché lo si voglia, un minimo e costruttivo contributo dialettico.

 

Sono tanti, però, che tutt’ora avvertono l’esigenza ed il dovere  di promuovere incontri e riflessioni comuni per contestare o proporre, per criticare o suggerire iniziative e soluzioni che ridiano slancio e dignità al mondo della politica.

 

La verità è che il nodo principale da sciogliere rimane la rifondazione dei partiti.

 

Non vi è dubbio, infatti, che alla base di tutto il sistema democratico del paese rimangono i partiti: insostituibili strumenti di organizzazione e di indirizzo del consenso popolare in sede elettorale  ed attenti, costanti osservatori delle esigenze e delle istanze che sul territorio  agitano le componenti della  società civile. Ed è su di essi, i partiti, che si attesta in primis la responsabilità di trasmetterle ai propri rappresentanti istituzionali chiamati a dare idonee risposte alla permanente esigenza di novità e di giustizia che emerge nel paese.

In definitiva, le varie forze politiche devono corrispondere alla loro insostituibile funzione di intercettazione dei problemi della gente, di mediazione politica delle istanze, di controllo degli eletti affinché adempiano agli impegni assunti, di elaborazioni programmatiche e, non ultima, di formazione delle future classi dirigenti.

Occorre, perciò, ritornare al radicamento dei partiti sul territorio rinunciando ai partiti virtuali: perché, a lungo andare, questi ultimi, se si basano solo sulla emotività del momento e su un assetto oligarchico ed elitario, rischiano, oltre a soffocare una reale partecipazione dei cittadini, di sciogliersi come neve al sole alla prima vera, seria ed inaspettata difficoltà.

I partiti sono lo specchio di quella società civile che, per essere democratica, deve nutrirsi di una reale partecipazione: via, perciò, tutte le incrostazioni di accentramento di potere facendo rispettare seriamente tutte le incompatibilità interne; attuare la distinzione dei ruoli tra gli eletti nelle istituzioni ed i rappresentanti dei partiti; costruire una  permanente, capillare ed organizzata presenza sul territorio ai vari livelli.

Una politica che, ritrovando finalmente un’anima, assurga a strumento di rappresentanza delle reali e legittime aspirazione della gente e così operando recuperi finalmente tutta intera la dignità ed il decoro che le sono dovute.

 

 

 

 

IL FEDERALISMO FISCALE.

Da sempre, considero il federalismo fiscale  l’ innovazione tecnico amministrativa storica del nostro tempo: una novità capace di dare senso al decentramento ed al funzionamento delle regioni e degli enti locali.

D’altronde, sono in proposito illuminanti le riflessioni e le convinzioni di Don Sturzo sulla funzione delle autonomie locali, sulle regioni e sullo stato federale.

Credo che tutti noi, classe dirigente della 1^ repubblica, abbiamo sulla coscienza la responsabilità di aver realizzato solo in parte l’istituto regionale poiché lo abbiamo privato di una sua sostanziale autonomia che solo il decentramento fiscale, unico metodo per conseguire l’assunzione di una reale responsabilità di governo, può compiutamente realizzare.

E’ evidente a tutti che la consapevolezza degli amministratori passa essenzialmente attraverso il dovere di attingere direttamente dai contribuenti tutte le risorse necessarie alla realizzazione degli obbiettivi e dei programmi prefissati e, poi, risponderne ai cittadini circa il loro ottimale utilizzo.

Si è anche consapevoli, essere necessario realizzare, per un equilibrato sviluppo della comunità nazionale, un solidarismo puntuale da parte dello stato centrale capace di sostenere quelle realtà periferiche del paese che necessitano essere maggiormente accompagnate sulla via dello sviluppo e dell’integrazione sociale,

 

IL RECUPERO  DELL’ATTENZIONE DELLA GENTE:

Centrale rimane, comunque, il recupero dell’attenzione della gente circa l’esigenza di un ritorno alla pratica quotidiana di quei valori fondamentali che da sempre accompagnano la storia ed il vissuto della nostra società civile: partecipazione, solidarismo, cooperazione pluralismo, volontariato, democrazia, giustizia, libertà e pace.

Sarebbe bello il poter analizzare e disquisire sul valore e sul significato profondo di ognuna di queste parole.

Sappiamo, pero, che in questa sede non è possibile:  ciò non ci esime, però, dal rimarcare la inadeguatezza della politica attuale perché tutta basata sull’apparire perché sostanziata di slogan ad effetto, di convegni blindati, di interviste appariscente e quasi mai di un operare concreto e fattivo. Una politica, quindi, che si alimenta per lo più di uno sfrenato culto della personalità, di un egoismo senza ritegno e  che messo nel limbo dei ricordi qualsiasi contenuto di  servizio e di attenzione verso gli altri.

 

Una società civile che ,così orientata, rischia di perdere la bussola:

 

Ci sovviene, in proposito, il severo monito di Papa Benedetto XVI in occasione della festa dell’Immacolata a Piazza di Spagna in Roma.

Sua Santità, dopo aver ricordato come la presenza di Maria, dolce e rassicurante, che veglia sulle nostre vite, come sulla città intera, ci incoraggia ogni giorno a non avere paura, a non lasciarci sopraffare dal male perché Cristo, Suo figlio, ha vinto il male, ha detto testualmente:

“Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della Grazia sul peccato e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili”.
Il Pontefice ha esortato tutti ad essere sempre attori e protagonisti “a volgere al bene i propri comportamenti, a non dimenticare quelle persone spesso invisibili che popolano il nostro quotidiano vissuto, sfruttate dai media solo per fare notizia, a resistere a quell’inquinamento dello spirito, che pur essendo meno visibile di quello dell’aria è altrettanto pericoloso e devastante, ci rende cupi, tristi,indifferenti,soli”.

In definitiva, Sua Santità, nell’occasione, ha voluto rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare la legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo e che, purtroppo, raramente fanno notizia.

Che dire di più!

A Voi, alle vostre famiglie ed a tutti le persone che vi sono care   Felice e santo Natale, felice e santo anno nuovo.

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