Intervento del Card. Giovanni Battista Re all’incontro sul tema:“L’Europa nel terzo millennio:i valori eterni per costruire pace e benessere nel mondo”

aprile 27th, 2010

 

Intervento del Card. Giovanni Battista Re all’incontro sul tema:

 

“L’Europa nel terzo millennio:

i valori eterni per costruire pace e benessere nel mondo”

 

15 gennaio 2006 – Loreto – Sala del Tinello

 

 

  1. Il tema dell’Europa continua ad essere al centro del dibattito e dell’interesse di molti, perchè stiamo vivendo un capitolo nuovo della storia dell’Europa

 

L’Europa è il continente che nei secoli passati molto ha dato agli altri Continenti. L’Europa, infatti, ha esportato nei secoli passati: arte, cultura. scienze, civiltà.

 

Le grandi scoperte scientifiche dei secoli passati hanno avuto luogo qui in Europa e da qui si sono diffuse nel mondo nelle loro varie applicazioni e conseguenti benefici.

 

Anche in campo religioso, l’Europa ha molti meriti. Il Cristianesimo non è nato in Europa, la Palestina sta appena al di là dell’Europa, ma l’Apostolo Pietro e l’Apostolo Paolo sono venuti a Roma, che era la capitale della più grande potenza. Il Cristianesimo è arrivato in Europa da Gerusalemme e, per quanto  concerne l’Europa dell’Est, è giunto da Costantinopoli. E’ stata poi però l’Europa a diffondere il Cristianesimo nelle parti più lontane del mondo.

 

In conclusione, l’Europa ha molti meriti per il passato ed ha un’esperienza più grande degli altri Continenti, ma in realtà oggi, sul piano mondiale, conta poco. Certo è normale che anche gli altri siano andati crescendo e che il loro sviluppo abbia conosciuto molti progressi. Per cui la situazione del passato non tornerà più.

 

Ma l’Europa deve continuare a contare, e questo anche per il bene del mondo, essendo il Continente che ha alle spalle più esperienza ed una civiltà basata sui valori  che hanno radici profonde: radici greco-romane e radici cristiane che vanno fino al Monte Sinai, sul monte cioè in cui Dio diede all’umanità i Dieci Comandamenti che contengono le norme fondamentali per una vita umana ed onesta. Dieci brevi norme dalle quali dipende il futuro dell’umanità.

 

  1. L’Europa dello spirito

 

L’on. Baldassarri parlerà fra poco degli aspetti riguardanti l’economia nell’orizzonte europeo. Ci dirà certamente qualche cosa di interessante perchè egli ha una grande esperienza e competenza in tale campo.

 

Io mi colloco in un altro orizzonte: quello dell’Europa dello spirito. Cioè intendo parlarvi dell’Europa dell’angolatura dei valori dello spirito e illustrando la sua identità cristiana.

Noi stiamo vivendo un momento di grande responsabilità per la costruzione dell’Europa.

 

Stiamo vivendo un  momento in cui esistono molte possibilità atteso il progresso che l’umanità ha fatto in questi decenni. Mai come in questo momento il futuro dell’Europa appare carico di opportunità e, conseguentemente, di responsabilità e di doveri da parte nostra.

 

In pari tempo appare insidiato da due serie di minacce e pericoli:

a)    innanzi tutto il terrorismo: dopo l’11 settembre 2001 è per tutti chiaro quale possibilità di distruzione ha il terrorismo, che colpisce persone innocenti e contro il quale non servono nè  le armi militari nè la bomba atomica.

b)    ma il pericolo più inquietante. anche se meno appariscente, è il potere che l’uomo ha raggiunto di manipolare la vita nel suo sorgere. Con la fecondazione in vitro, con l’inseminazione artificiale l’uomo è diventato capaca di “costruire” esseri umani che in qualche senso diventano un “prodotto” e non più un “dono”. L’uomo è riuscito a scoprire le leggi che Dio ha messo nella natura e il loro funzionamento. Così ora si riescono a mettere in funzione artificialmente tali leggi. Le capacità della tecnica sono cresciute, ma non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche etico.

 

Sono cresciute le possibilità tecniche, ma non sono cresciute le energie morali.

 

Michael Ende, nel suo libro “La storia infinità”, scrive: “Siamo andati avanti così rapidamente in questi anni, che ora dobbiamo sostare un attimo per consentire alle nostre anime di raggiungerci”.

 

Queste considerazioni ci portano a riflettere, affrontando il tema dell’Europa, sulle basi dell’Europa e sulle nostre responsabilità di europei circa le basi sulle quali deve restare fondata l’Europa. C’è bisogno di un Europa che sia una “casa comune” fedele alla propria identità, fondata su valori morali ed etici.

 

  1. Uno sguardo alla storia: la prima Europa

 

Mi sembra utile – per progettare il futuro – dare uno sguardo al passato.

 

Dando uno sguardo alle origini dell’Europa, il pensiero va a San Benedetto e alle numerose abbazie da lui fondate ed a quelle ancora più numerose che nacquero dopo la sua morte, ispirandosi alla sua Regola.

 

Il pensiero si sofferma poi sull’incoronazione di Carlo Magno nella Basilica di San Pietrto in Vaticano nel Natale dell’anno 800. Due grandi uomini, l’imperatore Carlo Magno e il Papa Leone III, si trovarono d’accordo e di fatto disegnarono l’Europa e le diedero un certo supporto e una certa consistenza.

 

La costruzione dell’Europa poi andò crescendo grazie all’opera delle diocesi e soprattutto delle abbazie, alcune delle quali raggiunsero un’eccezionale influsso (basti pensare a Cluny, Citeaux e Clairveaux).

 

Tali abbazie offrirono un contributo nel campo spirituale, culturale ed economico. Esse crearono un importante tessuto unitivo e connettivo, che alimentò il pensiero e l’arte.

 

La lingua latina, usata in tutte le scuole superiori dell’Europa, fu la lingua che aiutò la formazione delle lingue nazionali. Nei secoli XI e XII un professore universitario poteva insegnare indifferentemente a Colonia, a Parigi, a Pisa, a Salerno e Napoli. Questo professore poteva chiamarsi Tommaso d’Aquino, Alberto Magno, Pietro Lombardo, ecc…

 

I banchieri di Firenze, di Siena e di Genova potevano estendere i loro affari in tutta l’Europa, parlando il latino.

 

In quesi secoli l’Europa fu punteggiata dalla guglie di tante cattedrali, sorte a distanza di poche decine di anni, dalla costa atlantica  fino all’Ungheria, alla Polonia, ai Paesi Baltici. Tutte ispirate dalla medesima fede.

 

Certamente molti elementi e differenti fattori hanno concorso a fare l’Europa, ma uno è fondamentale, costante e presente su tutto il territorio europeo: la fede Cristiana.

 

Il Cristianesimo si è intrecciato con l’eredità greco romana e con le vicende del continente europeo. Goethe diceva che “la lingua materna dell’Europa è il Cristianesimo”

 

Si tratta di un elemento di carattere spirituale che ha ispirato e dato origine alle più alte espressioni ed opere dello spirito e che sfocerà nell’umanesimo e nel rinascimento.

 

Di fatto l’Europa divenne per secoli il fulcro delle vicende culturali, sociali e politiche del mondo.

 

E’ vero che l’Europa vide sorgere nel suo seno una pluralità di culture sovrane, ma ciò si realizzò come una ricchezza, animata dalla stessa comune ispirazione religiosa che si espresse anche in testimonianze artistiche di stili diversi lungo i secoli: dal bizantino al romanico, dal gotico al rinascimentale, dal barocco al neoclassico ed allo stile moderno e contemporaneo.

 

  1. La via per il futuro dell’Europa. nel terzo millennio, a favore della giustizia e della pace del mondo.

 

Laici e cattolici dobbiamo avere a cuore il futuro dell’Europa. Dobbiamo assumerci in questo momento storico le nostre responsabilità.

Ognuno deve dare il proprio contributo per ravvivare nella coscienza quei valori e quegli ideali che rappresentano il nucleo più intimo dell’Europa, cioè la sua anima più profonda.

 

Qualcuno vorrebbe un’Europa neutrale sul piano dei valori, quasi che contasse solo la dimensione economica, e non anche quella degli ideali e dei valori.

 

Lo avevano ben compreso i pionieri dell’Europa – De Gasperi, Adenauer, Dhuman – che oltre 50 anni fa compirono i primi passi. Erano tre grandi uomini di Stato, animati dalla medesima fede, che seppero integrare senso della storia e ideali, anche se di fatto poterono aprire una collaborazione solo di tipo economico, funzionale al mercato di materie importanti per la ricostruzione del dopo guerra (carbone ed acciaio).

 

Si tratta di ravvivare quei valori divenuti comuni, in maggiore o minore misura, anche ad altre civiltà alle quali l’Europa storicamente li ha portati e che possono e debbono costituire la base sicura della auspicata civiltà mondiale: in primo luogo i valori della dignità e centralità dell’uomo, della sua libertà, della solidarietà, della democrazia ed i valori dello spirito.

 

Affinchè siano tali valori a guidare il futuro, è necessario il ritorno ad una genuina ispirazione religiosa. Il tentativo di sradicare il senso di Dio dal cuore umano, lo sforzo di spegnere il sentimento e le certezze religiose portato avanti con una grande macchina organizzativa dal regime sovietico è risultato fallimentare.

 

Non si può sradicare dal cuore umano l’aspirazione a Dio senza sconvolgerlo.

 

La persistenza dell’ispirazione religiosa è stata il movente della pacifica ma vigorosa ribellione contro l’oppressione dell’uomo, della sua dignità, dei suoi diritti.

 

Dio deve continuare ad avere posto in Europa.

 

L’ispirazione etica, radicata nella tradizione cristiana, resta anche per il futuro l’elemento più valido per costruire l’unità europea, la cui cultura si è continuamente rinnovata ed arricchita nel dialogo col Cristianesimo.

 

I principi tratti dal Vangelo come cammino di vita personale e come base per l’azione sociale collettiva rimangono la matrice della vita delle persone e dei popoli che hanno forgiato insieme il continente europeo.

 

Di tale ispirazione etica e religiosa si sente ancor più bisogno oggi di fronte alle possibilità che la scienza e la tecnica aprono nel campo della genetica e della biologia.

 

Fattore di identità dell’Europa sono le sue radici cristiane.

 

Nella stesura del Trattato Costituzionale non si è voluto menzionare Dio, nè fare menzione delle radici cristiane.

 

Ma, è fuori dubbio che le radici dell’Europa sono cristiane.

 

E’ certamente vero che l’Europa deve molto al Cristianesimo. Non si può negare. Paolo VI ebbe a ricordare che l’Europa è nata dalla croce, dal libro e dall’aratro.

 

Tanti valori che ora l’Europa ha, li ha attinti dalla fonte del cristianesimo.

 

Si tratta di una realtà storica, che è scritta anche nelle pietre di tante cattedrali e di tanti edifici. Non si possono non condividere le parole di Giovanni Paolo II: “Non si recidono le radici sulle quali si è cresciuti”.

 

E’ vero tuttavia che nel testo del Trattato Costituzionale vi sono molti valori cristiani, a cominciare dal concetto di persona, di libertà, di solidarietà, de democrazia, di uguaglianza. Si tratta di valori che sono nati dalla predicazione del Vangelo. E’ poi importante l’articolo 51 che riconosce giuridicamente l’ordinamento proprio della Chiesa. E’ un articolo per noi cattolici di importanza sostanziale.

 

  1. Sfide per il futuro

 

Dobbiamo accettare le sfide che l’ora presente reca con sè.

 

Di fronte alla cultura relativistica della mentalità odierna, di fronte al tentativo di rendere la fede cristiana irrilevante per la vita pubblica, dobbiamo combattere le forze erosive e di disgregazione che oggi minacciano l’Europa e dobbiamo immettere nel vecchio tronco europeo una vitalità nuova.

 

Occorre che l’Europa riconosca e conservi il suo patrimonio più caro, costituito da quei valori umani e cristiani che l’hanno portata ad avere un’influenza sulla storia della civiltà.

 

Un’Europa senza Dio non ha futuro. Dobbiamo aiutare Dio a restare vivo nei cuori ma anche nella società.

 

I credenti in Cristo hanno un grande messaggio da dare all’Europa.

 

Dobbiamo lavorare per contribuire a rafforzare l’Europa come realtà non solo economica e territoriale, ma anche culturale e spirituale.

 

Dobbiamo lavorare perchè il cielo  dell’Europa non sia chiuso nei confini del terrestre e del mortale, perchè significherebbe chiudere il cielo europeo nel non senso. il cielo dell’Europa deve restare aperto alla trascendenza: questa è la via per realizzare pienamente la persona umana e rendere la società più giusta, più umana e più pacifica. L’Europa ha bisogno di un anima.

 

E’ questa anche  la via per disinnescare l’odio ed aprirsi al dialogo: un dialogo che resta fedele ai valori della propria identità ed è rispettoso degli altri.

 

Nel marzo scorso, il Papa Giovanni Paolo II, nel ricevere il Premio “Carlo Magno” della città di Aquisgrana, tracciava un abbozzo della sua visione dell’Europa, dicendo:

 

“Penso ad un’Europa senza nazionalismi egoistici, nella quale le nazioni vengono viste come centri vivi di una ricchezza culturale che merita di essere protetta e promossa a vantaggio di tutti.

 

Penso ad un’Europa nella quale le conquiste  della scienza, dell’economia e del benessere sociale non si orientano ad un consumismo privo di senso, ma stanno al servizio di ogni uomo in necessità e dell’aiuto solidale per quei paesi  che cercano di raggiungere la meta della sicurezza sociale. Possa l’Europa, che ha sofferto nella sua storia tante guerre  sanguinose, per divenire un fattore attivo della pace nel mondo!

 

Penso ad un’Europa la cui unità si fonda sulla vera libertà…

 

Penso ad un’Europa unita grazie all’impegno dei giovani… “L’Europa che ho in mente è un’unità politica, anzi spirituale, nella quale i politici cristiani di tutti i Paesi agiscono nella coscienza delle ricchezze umane che la fede porta con sè: uomini e donne impegnati a far diventare fecondi tali valori, ponendosi al servizio di tutti per un’Europa dell’uomo,  sul quale splenda il volto di Dio. Questo è il sogno che porto nel cuore”.

 

Perchè questo sogno diventi realtà, occorre che l’Europa conservi il suo patrimonio più caro, costituito da quei valori che continuano a garantirle un’influenza sulla storia dell’umanità.

 

Vorrei terminare con una nota di speranza.

 

Tra le monete in Euro delle 12 diverse nazioni che circolano in Europa, vi è la moneta olandese di 2 Euro che attira l’attenzione. Tutto intorno alla moneta vi è inciso a lettere maiuscole: “God-zij-met-ons”, che significa “Dio sia con noi”. E’ stata cioè conservata su una moneta olandese la scritta che appariva da secoli su tutti i fiorini olandesi.

 

Fu per me una grande sorpresa apprenderlo; una felice sorpresa. E’ un ricordo storico che l’Olanda ha voluto conservare. In pari tempo è un’invocazione ed è un’augurio per il futuro.

 

Dio sia con noi, affinchè l’Europa affronti i problemi di oggi con quella saggezza e con quei valori morali che vengono dalla storia europea e dal suo patrimonio etico e culturale.

 

L’Europa ha bisogno da parte nostra di più fedeltà a Cristo e al Vangelo, i cui valori sono garanzia e fonte di un futuro sereno e felice.

 

Per il bene del mondo c’è bisogno di un’Europa unita e forte. Per il bene del mondo c’è bisogno di “più Europa”: cioè l’Europa deve diventare protagonista di un ordine internazionale fondato sulla giustizia, sulla collaborazione, sulla solidarietà e sulla pace. Per svolgere questo compito, l’Europa deve recuperare la sua forte identità, fondata sulle radici cristiane. Per questa alta finalità dobbiamo lavorare uniti.

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