Intervento di Alfio Bassotti al convegno sul tema:
“Verso la formazione di una federazione politica che fa riferimento al Partito Popolare Europeo e alla futura Camera delle Regioni.”
22 ottobre 2010 – Jesi – Sala Comunale Seconda Circoscrizione
Cari amici,
Ritengo innanzitutto necessario fare una doverose premessa al mio dire che è inevitabilmente condizionato, dall’ottica delle mie convinzioni di cattolico: e se ciò dovesse urtare le sensibilità di qualche amico che la pensa diversamente, lo prego, facendo aggio sulla mia buona fede. fin da ora di scusarmi.
Questa sera prendo parte a questo incontro unicamente come oratore per il semplice fatto che non sono più il presidente onorario dell’Associazione Europa Terzo Millennio a cui 10 anni orsono, ho dato vita.
Il 31 agosto di quest’anno, ho, infatti, presentato formalmente al direttivo le mie irrevocabili dimissioni motivate dalle condizioni di salute dei miei familiari, purtroppo così precarie, da non consentirmi più la libertà di azione e la disponibilità di tempo che sono elementi indispensabili per onorare compiutamente un incarico così impegnativo e rappresentativo.
Una decisione, peraltro, come molti di voi ricorderanno, già anticipata l’anno scorso, a Loreto quando dichiarai, al termine del mio intervento, essere per me giunto il tempo, dopo oltre 50 anni di attività, di appendere le scarpe della politica al chiodo.
Approfitto, perciò, dell’occasione per ringraziare i tanti amici che hanno condiviso con me la e passione di una testimonianza sempre ispirata alla difesa dei valori fondamentali che esaltano l’uomo, creato da Dio come centro e protagonista dell’ universo.
Ed auguro di tutto cuore ad Antonio Mastri, nuovo presidente onorario, a Lucio Pierangeli, chiamato a ricoprire l’incarico di presidente effettivo, a Sandro Marinelli che continua svolgere l’incarico di Segretario generale, al direttivo tutto ogni successo e tutto il bene possibile anche in riferimento alla nuova iniziativa politica che questa sera prende l’avvio.
Qualcuno si chiederà allora perché, questo vecchio mammut della politica a riposo, si è tranquillamente assunto l’onere questa sera di relazionare in ordine alla creazione di un nuovo soggetto politico.
Lo faccio, innanzitutto, per un atto di doverosa solidarietà ed una condivisione di sentimenti che da sempre nutro verso tutti loro, e perché convinto che l’iniziativa, che li vedrà impegnati nei prossimi anni, corrisponda ad una esigenza oggettiva dettata dell’attuale quadro politico e risulterà, se concretizzata, non solo utile ma addirittura indispensabile per le ragioni che mi accingo ad illustrarvi.
Cari amici, mi sembra ieri, ma sono trascorsi ben dieci anni da quando, con la solidarietà un manipolo di amici, si è dato vita alla nostra associazione culturale con l’intento di sensibilizzare i tanti cattolici, liberal democratici, moderati progressisti che si erano allontanati dall’attività politica e che bivaccavano ai margini della stessa perché o di fatto esautorati, o perché storditi e amareggiati da quel ciclone giudiziario, che oggi possiamo tranquillamente definire come un vero e proprio mirato attacco alle rappresentanze istituzionali liberamente e democraticamente espresse dai cittadini: un attacco tutto teso a destabilizzare piuttosto che costruire, ad ipotizzare anziché a ricercare e soprattutto a dimostrare la verità: Un ciclone, vale la pena ricordare, che ha lasciato dietro di sofferenze e lutti, che ha fatto strage di partiti costituzionali, che ha massacrato una intera classe politica fatta di dirigenti di partito e di rappresentanti istituzionali che solo dopo decine di anni hanno potuto dimostrare, nella loro quasi totalità, la completa estraneità ai fatti loro contestati.
Cosicché, oggi, ci si trova a prendere atto che quella classe dirigente, tanto denigrata, contestata e perseguitata, non era rappresentata da criminali ma semplicemente da galantuomini.
Un attacco che, occorre rimarcare, fu accompagnato ed amplificato quotidianamente dai mezzi d’informazione, preoccupati più di fare odiens che di ricercare ed approfondire la verità, un attacco che sottaceva il chiaro intendimento di consegnare il paese a quella sinistra italiana che, ancorché condannata con la caduta del muro di Berlino dalla storia e camuffata con i continui cambiamenti di nome e di simboli, era rimasta, e tuttora in larga parte rimane, ideologicamente comunista.
Ebbene, proprio per questo, la nostra associazione, in dieci anni di attività, ha voluto sviluppare, in oltre trenta convegni e con l’ausilio di oratori di alto livello ( ecclesiastici, parlamentari, uomini di governo, presidenti e consiglieri regionali professori universitari, ecc) lo studio e la valorizzazione del pensiero e della storia dei movimenti di ispirazione cristiana, liberale e democratica, ha voluto approfondire il tema dell’ammodernamento delle istituzioni , ha cercato di analizzare i fenomeni più rilevanti del nostro tempo come la globalizzazione ed il terrorismo, ed ha continuato a dedicare un convegno all’anno , in quel di Loreto, al rapporto tra etica e politica, tra fede e ragione, tra fede e politica.
Tutta la nostra attività, in buona sostanza, ha avuto come finalità la valorizzazione della ricchezza culturale e politica dei cattolici, dei liberal democratici, dei moderati progressisti, in Italia ed in Europa.
Un patrimonio questo che abbiamo sempre ritenuto essenziale per la costruzione della comune casa europea: valori e tematiche oggi testimoniate e incarnate dal PPE: il Partito Popolare Europeo.
Tali iniziative, dunque, sviluppatesi in particolare nel solco del pensiero di Sturzo, De Gasperi, La Pira, hanno raccolto i sentimenti di tante persone che, quotidianamente, hanno ragione di interrogarsi su come esprimere oggi, nelle mutate condizioni della politica italiana, il proprio impegno civile.
Ed è stato questo il motivo che ha indotto l’associazione a dare vita a concrete, costanti iniziative che hanno fatto maturare un processo politico che oggi trova il suo naturale sbocco nella costituzione di un movimento politico:
Un movimento autonomo e federato, localistico e nazionale, che vuol proporsi come naturale approdo, ai vari livelli istituzionali, per tutti coloro che, o stanchi del qualunquismo che pervade sia la destra che la sinistra, o profondamente delusi dalla realtà, o avviliti dalla decadenza crescente della nobiltà della politica, hanno da tempo disertato il voto ed oggi, ancor più esasperati, rischiano di approdare in massa al pragmatismo della lega o, o peggio ancora, di rifugiarsi nel rozzo qualunquismo di Antonio Di Pietro.
D’altronde, cari amici, se il primo partito nelle Marche è costituito dal 38% dei cittadini che si astengono dal voto, sarà pur legittimo, oltre che opportuno, il chiedersi del perché sia venuto meno la loro passione politica tanto da rinunciare al dovere di concorrere alla partecipazione ed alla formazione del consenso democratico che, in una società civile, si esprime e si esalta proprio attraverso il voto
La rarefazione della fiducia, la dispersione della libera partecipazione alla formazione del consenso, a nostro giudizio, riduce la capacità di incidere nella vita dello stato e riduce la credibilità delle istituzioni fino all’insignificanza, fino a mettere in discussione la stessa sopravvivenza democratica, poiché, credo non sfugga alla vostra riflessione il fatto che la democrazia, per perdurare, ha la necessità di alimentarsi attraverso la più ampia e variegata partecipazione dei cittadini.
Di qui, quindi, la iniziativa che vogliamo oggi illustrare: vogliamo, cioè, sottoporre alla vostra sensibilità ed intelligenza una opportunità maturata dagli amici dell’associazione: quella della creazione di un movimento politico denominato Libertà e Autonomia “ NOI CENTRO”.
“ Un sogno ad occhi aperti è quello che possa sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che sentono la cosa pubblica come fatto importante e decisivo, che credono fermamente nella politica come forma di carità autentica perché volta a segnare il destino di tutti”.
E’ questo, amici miei, l’alto e preoccupato auspicio che il card. Angelo Bagnasco ha rivolto in seno al recente Consiglio nazionale della Conferenza Episcopale Italiana a tutti gli uomini di buona volontà.
Domenica scorsa si è chiusa la settimana sociale dei cattolici italiani, un appuntamento che seguo sempre con tanta speranza: la speranza di un credente nella capacità della Santa Chiesa di attualizzare il messaggio di Cristo nella società e nel tempo che ci è dato vivere
Ed in quella sede si è registrato l’ennesimo puntuale l’invito da parte di Sua Santità, Benedetto XVI di cui riporto, qui, il passaggio più significativo che ci riguarda e che recita testualmente:
“Per questa ragione, rinnovo l’appello perché sorga una nuova generazione di cattolici, persone interiormente rinnovate che si impegnino nell’attività politica senza complessi d’inferiorità. Tale presenza, certamente, non s’improvvisa; rimane, piuttosto, l’obiettivo a cui deve tendere un cammino di formazione intellettuale e morale che, partendo dalle grandi verità intorno a Dio, all’uomo e al mondo, offra criteri di giudizio e principi etici per interpretare il bene di tutti e di ciascuno. Per la Chiesa in Italia, che opportunamente ha assunto la sfida educativa come prioritaria nel presente decennio, si tratta di spendersi nella formazione di coscienze cristiane mature, cioè aliene dall’egoismo, dalla cupidigia dei beni e dalla bramosia di carriera e, invece, coerenti con la fede professata, conoscitrici delle dinamiche culturali e sociali di questo tempo e capaci di assumere responsabilità pubbliche con competenza professionale e spirito di servizio.
E conclude Sua Santità:
L’impegno socio-politico, con le risorse spirituali e le attitudini che richiede, rimane una vocazione alta, a cui la Chiesa invita a rispondere con umiltà e determinazione.”
Come essere sordi alla continua assillante reiterazione di questo invito: ma come realizzarlo?
Partito unico?: con il cuore debbo dirvi che tale prospettiva semplicemente mi affascina, ma la ragione mi dice essere oggi, allo stato dell’arte, impossibile !
Ed allora cosa fare affinché progressivamente , partendo dall’esistente, si possa contribuire a realizzare la partecipazione politica dei cattolici e di tutti gli uomini di buona volontà che fanno riferimento nel loro agire alla difesa intransigente dei diritti naturali dell’uomo.
Allo stato attuale l’unica strada, che a me pare praticabile, è dare vita ad un processo federativo delle varie esperienze già presenti nel panorama politico del paese che, in questo modo, potrebbero essere valorizzate, rinnovate, ampliate e moltiplicate.
Infatti, una delle parole che più hanno riscosso l’adesione dei presenti alla settimina sociale dei cattolici è stata quella “ Alleanze plurale”.
Il disegno non riguarda però semplicemente i cattolici: esso deve coinvolgere con pari dignità tutti liberal democratici, tutti i moderati progressisti, tutti coloro cioè, uomini e donne, giovani ed anziani, che sentono in modo forte e prioritario l’esigenza di un salto di qualità della politica: una politica che torni a porre al centro di tutto il suo operare la difesa intransigente dell’uomo al fine di garantirgli gli spazi di libertà che solo la presenza di processi di partecipazione, di pluralismo, di solidarietà e di verità possono garantirgli.
D’altronde il nostro esser qui questa sera testimonia questa esigenza: perché tutti e ciascuno, chi in modo più marcato e chi in modo meno intenso, chi completamente liberi e chi in impegnati, tutti però avvertiamo lo stato di disagio per la situazione politica, sociale ed economica del nostro tempo e ci si interroga su cosa fare, sul come poter contribuire a superare queste difficoltà: problematiche che ancor prima di essere di carattere economico sono soprattutto di natura morale poiché i valori fondamentali dell’uomo, i cosiddetti valori non negoziabili, tra cui spiccano il diritto alla vita, la difesa, il sostegno e lo sviluppo della famiglia come unione tra un uomo ed una donna, la libertà religiosa ed educativa, sembrano essere sempre di più messi in discussione od addirittura ignorati da una società ove il dilagare dell’egoismo, del materialismo, del fanatismo etnico e religioso sembrano farla da padroni.
Se a ciò aggiungiamo che, nella nostra regione, da troppi anni dobbiamo registrare una ampia carenza della qualità della rappresentanza politica a tutti i livelli, parlamentari e locali, una classe politica troppo spesso più impegnata ad apparire che ad essere, autoreferenziale e, perciò, chiusa in se stessa
D’altronde, se in questa terra Marchigiana dobbiamo registrare una scarsa attenzione ai problemi dello sviluppo. come la ricerca, l’innovazione e l’internalizzazione, se dobbiamo prendere atto del pauroso ritardo nell’ammodernamento delle nostre infrastrutture; se non possiamo più sottacere la mancanza di un serio metodo di programmazione che allochi le risorse umane e finanziarie disponibili, sempre del tutto insufficienti rispetto alle necessità, distribuendole in base ad oggettivi criteri di priorità, è evidente essere urgente la esigenza di assumere iniziative come quella che oggi viene proposta.
Una prima ragione della sua validità è che la stessa si pone in una ottica di federalismo che ormai si sta affermando sia come concetto organizzativo, sia come assunto economico sia come metodo partecipativo.
Vedete, cari amici, il nostro paese ha la fortuna, ripeto la fortuna, di essere veramente uno stato articolato e variegato visto che esso è la risultante di tante realtà regionali così diverse e così atipiche l’una dall’altra: questa diversità non deve però alimentare alcuna diffidenza poiché essa può e deve rappresentare un forte valore aggiunto: di questo ormai si è preso talmente coscienza che appare inevitabile la trasformazione del Senato della Repubblica nella Camera delle regioni.
D’altronde, battere questa diffidenza, spesso alimentata ad arte, significa finalmente stroncare quel centralismo istituzionale, così cerbero e soffocante, praticato a tutti i livelli, in particolare dalla sinistra italiana, che è l’esatto opposto di quel sempre auspicato processo partecipativo che deve avvicinare il cittadino allo stato per farne un consapevole protagonista di tutte le scelte e di tutti i processi socio economici che caratterizzano una comunità:
Ecco il perché mi permetto di affermare che la partecipazione significa libertà e dignità, ed è per affermarla che Don Sturzo e tanti di noi hanno trovato la spinta di abbracciare l’impegno politico.
Una seconda motivazione della nostra iniziativa nasce da un passaggio del discorso fatto da Silvio Berlusconi alla Camera in occasione della fiducia al governo; un passaggio, stranamente non sufficientemente sottolineato dai mezzi di informazione, dove il premier afferma di avere un sogno(come vedete a sognare sono molti e non solo il cardinale Bagnasco): una federazione dei partiti di cattolici, liberal democratici, moderati progressisti che abbiano per riferimento il partito popolare europeo:
Con tutta probabilità, il leader della casa delle libertà si è reso conto che forse sarebbe stato meglio una federazione dei partiti che oggi compongono il popolo delle libertà piuttosto che un partito unico. E ciò perché una federazione può aprire di volta in volta le porte anche a soggetti che inizialmente non avevano aderito e soprattutto può comprendere tutti i partiti regionali che si formeranno inevitabilmente all’indomani della creazione della camera per gli affari regionali o Senato delle regioni che dir si voglia
Questa iniziativa quindi va anche nella direzione degli sviluppi a cui inevitabilmente la politica nazionale andrà incontro.
A questo punto debbo anche dirvi che questo movimento politico, non è figlio di nessuno perché hà un riferimento nazionale nella persona dell’on.le Vincenzo Scotti, attuale sottosegretario al ministero degli esteri, che molti di Voi ricorderanno ex Ministro del lavoro e degli Interni. Questo saggio ed autorevole amico, vede, infatti, con grande favore e simpatia una iniziativa per creare nell’Italia centrale un movimento che faccia in particolare da riferimento a tutte le problematiche regionaliste.
Il progetto nasce, quindi, sulla base dei principi che vi sono stati illustrati con la lettura del manifesto di intenti, per contrastare la deriva elettorale sulla lega e sul qualunquismo, il pragmatismo e l’isterismo sgrammaticato di Di Pietro, per dare uno sbocco alle liste civiche, per recuperare il consenso di parte di quel 38% di astensionisti. Nessuna conflittualità quindi con il centro destra né con il mondo cattolico, ma una opportunità per tutti coloro che non si ritrovano più a condividere stili organizzativi o posizioni isteriche e altalenanti della galassia politica italiana.
Un movimento che sul piano regionale, provinciale e comunale avrà assoluta autonomia organizzativa e decisionale, e senza alcuna interferenza circa le alleanze e le candidature. E l’assoluta autonomia per le candidature riguarda anche il livello nazionale.
Una struttura agile, distribuita e presente sul tutto il territorio, che torni ad un impegno di testimonianza politica basata essenzialmente sull’entusiasmo e sul volontariato, capace di intercettare i bisogni ed i sentimenti della gente ed in grado di tramutare le istanze in proposte e progetti politici.
C’è chi magari si chiederà chi saranno i responsabili sul territorio di questo movimento: è questa una preoccupazione del tutti inesistente perché la fase organizzativa, che a livello regionale sarà semplicemente coordinata dai responsabili dell’associazione, sarà invece curata da chi sul territorio, nelle varie province, si incaricherà di essere punto di riferimento e lavorerà alla sua ramificazione ed organizzazione:
Non sarà un movimento di iscritti e di tessere: esso sarà semplicemente un movimento fatto da aderenti che in quanto tali hanno il diritto di compartecipare a tutte le iniziative e alle scelte che dovranno essere assunte; solo dopo la fase organizzativa si troverà, in una assemblea costituente, il modo di regolamentare con poche normative e in modo snello la sua vita interna.
Ecco, in sintesi, il progetto che questa sera viene ufficializzato: un progetto aperto a tutti coloro che desiderano parteciparvi, aperto a tutti quelli coloro che respirano l’ansia palpabile di una pubblica opinione frastornata e allarmata per una società che si ispira a valori virtuali anziché a valori reali.
E sul rischio di una informazione che distorce il reale voglio citarvi un’altra riflessione fatta sempre da Sua Santità in occasione del recente incontro con i rappresentanti della stampa cattolica.
“Oggi, ad esempio, nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine con lo sviluppo di sempre nuove tecnologie; ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall’altra l’immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero.
Infatti, le nuove tecnologie, assieme ai progressi che portano, possono rendere interscambiabili il vero e il falso, possono indurre a confondere il reale con il virtuale.
Questi aspetti suonano come campanello d’allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità.”
E’ talmente stimolante questa riflessione che rende pregnante una riflessione sul fatto che i nuovi eroi presi a modello dai giovani sono in larga parte tutti coloro che sembrano ricchi e vincenti: e così sognando una esistenza agiata i loro eroi sono coloro che hanno successo a qualunque costo e con qualsiasi violenza.
Una società giovanile, così influenzata dai mass-media, non può perciò rendersi conto che i veri eroi sono altri.
Si, cari amici, veri eroi sono tutti i genitori che si sacrificano, giorno dopo giorno, per provvedere ai bisogni dei figli e per tenere unita la famiglia. Non si accorgono, questi nostri figli, che gli eroi sono coloro che fanno volontariato per restituire un po’ di sorriso ad una umanità che soffre i tanti mali del secolo: mali che non sono solo fisici, come il cancro e l’ AIDS, o mali rappresentati dalle tante calamità fisiche e naturali; ma vi sono anche tanti mali di natura sociale, come la solitudine di tanti giovani, l’angoscia di tanti anziani, la disperazione dei senza lavoro, il dramma dei fenomeni immigratori e così via: fenomeni di indifferenza e di disgregazione sociale che a lungo andare, alimentano le vere calamità del secolo: violenza, droga, cinismo, materialismo, egoismo.
Ed è sempre il pensiero di Papa Benedetto che ci porta a riflettere quando afferma che sarebbe, quindi, illusorio delegare la ricerca di soluzioni a questo stato di cose semplicemente alle pubbliche autorità.
Tutti invece si devono sentire impegnati: i soggetti politici, il mondo dell’impresa, le organizzazioni sindacali, gli operatori sociali e i cittadini tutti, siano in forma singola od associata, sono chiamati a maturare una forte capacità di partecipazione, di analisi, di lungimiranti proposte.
Battere quindi la sfiducia che si trasforma in rassegnazione, diffidenza, disaffezione e disimpegno, a scapito del legittimo investimento sul futuro.
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Ecco cari amici desidero concludere affermando che chi vi parla è da sempre profondamente convinto che la politica sia sostanzialmente partecipazione, libertà e servizio.
Desidererei, perciò, chiosare brevemente sulla nobiltà e sul significato di questi principi sempre meno presenti nel gergo politico del nostro tempo.
La politica è partecipazione: un partito, che non vuole scadere in un piccolo aggregato di opinione, appannaggio di una elite autoreferenziale che, per quanto illuminata possa ritenersi, finisce inevitabilmente per ripiegarsi su se stessa ed appassire perché priva di quella linfa vitale che scaturisce dalla partecipazione della gente, delle categorie, delle associazioni.
In definitiva senza un profondo radicamento sul territorio, senza collegamento con tutte le espressione vitali in cui si articola la società civile, senza cioè avere conoscenza tempestiva e puntuale di tutto ciò che cresce e si muove intorno a noi, in mancanza di meccanismi per il coinvolgimento popolare fatti di incontri periodici, di primarie, di scelte dirette da parte del corpo elettorale per l’elezione dei rappresentanti nelle istituzioni di ogni livello, la partecipazione non esiste.
Perciò, in mancanza di tutte queste condizioni, è chiaro che viene meno l’affezione dei cittadini per la politica, muore il loro interessamento per i problemi e con ciò sfiorisce e muore anche la democrazia.
La politica è Libertà: Libertà, parola sulla quale, filosofi, pensatori, artisti, personalità le più svariate da sempre si esercitano nel tentavo di definirla; per quanto mi riguarda ho solo modo di definirla: La libertà esiste e la si esercita testimoniando sempre la verità.
Vedete la definizione che ho dato non è farina del mio sacco, ma è contenuta nel valgeli di Giovanni cap. 8. versetti 32-33 che recitano “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.
Si è perciò liberi se si è testimoni della verità: dunque era più libero Nelson Mandela in carcere, forte della sua incrollabile fede sulla difesa dei diritti naturali dell’uomo, che i suoi persecutori prigionieri della loro malafede e violenza.
Non è un assurdo: chi vi parla ha avuto la grazia di sperimentarlo sulla propria pelle.
La politica è Servizio: Servizio è una parola forte, oggi fuori moda rispetto all’immaginario collettivo che attualmente considera la politica uno strumento di affermazione della propria personalità, un luogo di gestione del potere, una vetrina di notorietà e, aimè, a volte anche uno strumento di sopraffazione.
Che cosa vuol dire allora la parola servizio in politica?:
vuol dire essere a disposizione di tutti, significa corrispondere alle esigenze di giustizia, significa aiutare i più deboli, significa operare per il bene comune. Servire significa amore per il prossimo.
Amore per il prossimo!
Facile a dire, un poco più difficile metterlo in pratica: ma tanti lo hanno fatto segnando con ciò il tempo e la storia.
Chi di voi visitasse la chiesa della mia parrocchia potrebbe essere incuriosito da un numero, stampigliato in una delle vetrate colorate, un numero che ho ormai imparato a memoria: 16.670
E non è facile capire a prima vista il suo significato, o a che cosa esso si riferisce.
Quel numero, amici, è stato tatuato nel braccio di uno dei tanti sventurati prigionieri dei lager tedeschi e precisamente del campo di concentramento di Auschwitz.
Si trattava di un prigioniero malato di 41 anni che è vissuto in quel campo per tre mesi nel 1941: era un frate, padre Massimiliano Kolbe, oggi innalzato agli onori degli altari da papa Giovanni Paolo II per essersi offerto di morire al posto di un padre di famiglia: morire, badate bene, di fame e di sete insieme ad altri 15 sventurati che vengono con lui murati vivi.
Chi va Auschwitz e visita quel luogo di orrore e di morte, dove ogni muro, capannone, stanza, cortile trasuda di lamenti e di pianto, di invocazioni e di imprecazioni dei detenuti:di fronte al ricordo di una umanità sventurata, spersonalizzata, privata di ogni dignità, trasformata in una sommatoria di deambulanti cadaveri viventi, non può trattenere le lacrime e nel contempo, quasi una bestemmia, non chiedersi, in mezzo a tutto quell’orrore, dove era Dio in quel frangente.
Solo scendendo nella stanza dove i reclusi venivano murati vivi e vedendo la fiaccola perenne che ricorda il sacrificio e la santità di padre Massimiliano Kolbe ci si rende invece conto che DIO era lì e si manifestava in mezzo a tutto quell’orrore attraverso la santità del gesto di San Massimiliano Kolbe.
Ebbene questo santo martire aveva un motto che lo ha costantemente guidato nella sua esperienza umana che recitava: solo l’amore crea .
Si cari amici, solo l’amore crea: questo vale nella quotidianità della vita e tanto più deve valere nella politica ove occorre superare la fatica, lo stress, le delusioni continuando a servire il prossimo per amore perché, come afferma, Santa Madre Teresa di Calcutta , nel nostro servizio ai fratelli non contano i risultati, ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo.
Grazie!